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IL SANGUE CORDONALE

Il sangue del cordone ombelicale (SCO) è il sangue raccolto alla nascita di un bimbo, al momento del taglio del cordone ombelicale ed è particolarmente ricco di cellule staminali emopoietiche (CSE). La raccolta è assolutamente priva di rischi sia per la mamma che per il bimbo. Il sangue cordonale è un materiale preziosissimo, perché può essere utilizzato per ricostruire il midollo osseo di un paziente in caso di trapianto. In questi ultimi anni l’aumento delle donazioni di sangue cordonale ha bilanciato la diminuzione dei donatori di midollo osseo. Per chi di voi volesse approfondire, segnalo il sito del Registro Italiano Donatori di Midollo Osseo (www.ibmdr.galliera.it), il sito dell’Associazione Donatrici Italiane di Sangue Cordonale (www.adisco.it in particolare http://www.adisco.it/uso.html) o dell’Associazione Donatori Midollo Osseo (www.admo.it).

La conservazione del SCO, avviene, in Italia, così come in Francia, in banche pubbliche ed unicamente per uso solidaristico, in base ad un sistema che funziona da anni ed è in fase di potenziamento, essendo stato recentemente rifinanziato con 10 milioni di euro dallo Stato. In particolare in Friuli Venzia Giulia, fortemente voluto dalla Regione, è a regime un programma di raccolta del SCO, attivo in tutti gli 11 punti nascita regionali, e di trasporto per la conservazione alla Banca di Padova. L’I.R.C.C.S. Burlo Garofolo di Trieste è il centro coordinatore del progetto.

In alcuni paesi europei invece, Inghilterra, Spagna, Svizzera, S. Marino, è ammessa anche la conservazione del SCO per uso personale presso Istituti privati. Nel gennaio 2008 un emendamento inserito nel decreto milleproroghe, apriva il nostro sistema alle banche private e alla conseguente conservazione a pagamento per uso “autologo”, cioè solamente personale, delle unità raccolte. A questo provvedimento si sono succedute ben quattro ordinanze ministeriali che ne hanno rinviato ripetutamente l’entrata in vigore ed in ultimo è arrivato il decreto del Ministero della Salute del 18 novembre 2009. Questo in prima battuta definisce la donazione, la raccolta e la conservazione del sangue del cordone ombelicale per uso pubblico e solidaristico un primario interesse dello Stato. In particolare inoltre prevede il divieto di istituire banche presso strutture sanitarie private sul territorio italiano e la conservazione per uso personale del SCO ad eccezione dei casi previsti e cioè quando il neonato o un consanguineo (fratello) presenta una patologia in atto al momento della raccolta, per la quale risulti scientificamente fondato e clinicamente appropriato l'utilizzo di cellule staminali da sangue cordonale, previa presentazione di motivata documentazione clinico sanitaria. E' altresì consentita la conservazione di sangue da cordone ombelicale per uso personale nel caso di famiglie a rischio di avere figli affetti da malattie geneticamente determinate per le quali risulti scientificamente fondato e clinicamente appropriato l'utilizzo di cellule staminali da sangue cordonale (ad esempio talassemia), previa presentazione di motivata documentazione clinico sanitaria rilasciata da parte di un medico specialista nel relativo ambito clinico. Viene inoltre consentita l’esportazione delle raccolte effettuate per uso autologo personale in Italia verso Istituti privati esteri, vietandone però in modo esplicito ogni forma di pubblicità sul territorio nazionale.

Sulla conservazione per uso personale del sangue cordonale si possono fare diverse considerazioni.

La prima è di natura etica e sottintende una discriminazione a livello economico tra le famiglie che possono permettersi la spesa per la conservazione del sangue cordonale del proprio figlio e quelle che non possono farlo.
“Risulta a tal proposito inaccettabile sentire dichiarazioni, come sono state rilasciate, del tipo che “conservare il sangue del cordone ombelicale è l’atto d’amore più bello che una mamma possa fare per il proprio bambino”, implicitamente affermando che altre mamme, che così non fanno, non arrivano a tale livello d’amore. (Prof. William Arcese, Responsabile di Onco-Ematologia e Trapianti, Università di Roma, “Tor Vergata”, Policlinico Universitario Tor Vergata.)

Un'altra considerazione va fatta sul significato solidaristico del dono. Offrire doni è uno degli atti che meglio identificano e nobilitano la natura umana.  Nei secoli il valore sociologico e  culturale del dono nella tradizione di tutti dei popoli ha attirato l’attenzione di filosofi e studiosi che ne hanno analizzato gli aspetti più particolari. Il dono è gratuito , nè il donante si aspetta alcunchè in cambio, il dono si manifesta spesso in una dimensione sociale come atto di mutua assistenza, l’atto della donazione affonda le sue radici nell’etica della reciprocità e del rispetto della persona, non esiste se scompaiono il donatore o l’oggetto del dono.

A chi decide di donare nulla può impedire di farlo: il dono è “onnipotente”. La donazione a fine solidaristico del SCO si adatta perfettamente allo spirito del dono e dell'art. 32 della nostra Costituzione che sottolinea come la tutela della salute non sia solo un fondamentale diritto dell'individuo, ma un interesse generale di tutta la collettività.

La seconda è di natura tecnica e dipende da alcuni dati che spesso le banche private non citano con il dovuto risalto.

1. In Italia esiste già, come abbiamo visto, una prassi che prevede la conservazione per uso personale del sangue cordonale per quel bambino o per quella famiglia nella quale esiste una patologia riconosciuta che potrà giovarsi, anche in un lontano futuro, dell’uso di cellule staminali da sangue di cordone ombelicale.

2. La percentuale di probabilità che un bambino possa trovarsi affetto da una patologia per la quale risulta scientificamente indicato il trapianto di cellule staminali ematopoietiche, risulta essere di 1 su 30.000 in vent’anni.

3. La probabilità per chi ha effettuato una donazione per uso “pubblico” o solidale del sangue cordonale di ritrovare il proprio materiale in caso di bisogno, a causa del complesso meccanismo che regola la compatibilità tra donatore e ricevente, è di circa il 97%.

4. Non ci sono attualmente consolidate evidenze scientifiche che permettano di affermare che il SCO possa avere altri utilizzi che non sia la cura, a mezzo trapianto, di patologie di natura ematologica. I frequenti accenni che vengono fatti alle terapie rigenerative sono al momento fuori luogo essendo allo stadio sperimentale ed utilizzando soprattutto cellule staminali diverse dalle emopoietiche.

5. Ci sono un certo numero di patologie, ad esempio la leucemia, nelle quali l’uso del proprio sangue cordonale è altamente sconsigliato per il rischio di ricadute dovute a markers tumorali esistenti nel SCO e perché si viene a perdere l’effetto terapeutico della cosiddetta GVHD (Graft Versus Host Desease), cioè la reazione del nuovo sistema immunitario trapiantato verso le cellule del paziente che viene modulata e sfruttata proprio per eliminare le ultime possibili cellule malate ancora presenti dopo l’ablazione con terapia chemioterapica e radiante del midollo osseo del paziente.

6. All’interno della famiglia, solo un fratello su quattro risulta essere compatibile. Data la percentuale in forte calo delle famiglie numerose, questo riduce in modo drastico la possibilità di usare il sangue conservato nell’ambito familiare. Va comunque sottolineato il fatto che un fratello compatibile può comunque donare in ogni momento al suo consanguineo sia il midollo osseo, che le cellule staminali del sangue periferico.

7. Vista la minor aggressività immunnologica recentemente sono state utilizzate unità di SCO anche per trapianti in cui la compatibilità non era completa, permettendo di utilizzare due sacche di donatori diversi e quindi di trapiantare anche soggetti adulti.

8. Non esistono attualmente evidenze che il sangue cordonale criopreservato possa comunque essere efficacemente utilizzato oltre il limite di 15 – 20 anni dalla raccolta.

9. Nel mondo le unità di SCO bancate per uso pubblico sono circa 250.000. Queste hanno generato circa 10.000 trapianti, mentre le circa 780.000 unità di SCO bancate per uso personale hanno generato meno di 100 trapianti.

10. le strutture private implicate nella conservazione del sangue cordonale attualmente non fanno riferimento agli standard internazionali di qualità per la raccolta, il processamento e il bancaggio delle cellule cordonali (NETCORD, FACT, JACIE). Non è quindi attualmente ipotizzabile un utilizzo di una unità di sangue cordonale ad uso trapianto per un paziente in Italia proveniente da questi Istituti.

Gli elementi sopra esposti rendono evidente il fatto che la conservazione ad uso personale del sangue cordonale risponde più a motivazioni affaristiche e di mercato che non a logiche scientifiche. Facendo leva sui sentimenti dei neogenitori società private sul territorio italiano procacciano clienti per le banche estere fornendo informazioni non sempre complete se non totalmente errate. Le associazioni di volontariato come ADISCO, FIAGOP, ADMO o AVIS, a fianco di associazioni scientifiche come CNT, CNS, GITMO, AIEOP o SIMTI, combattono da anni la loro battaglia a favore di una informazione completa e trasparente ai neogenitori, promuovendo la donazione del sangue cordonale per uso pubblico per quello che veramente è: un atto di solidarietà che non compromette in alcun modo la salute presente o futura del bambino e costituisce, in questo caso sì, un atto d’amore importante e concreto, permettendo alla madre di dare la vita due volte.

I concetti sopra espressi sono stati formulati da moltissimi clinici in Italia e nel mondo, fonti di assoluta qualità, e tratti dai documenti che trovate nelle sezioni seguenti.
La raccolta proposta non vuole ovviamente essere esaustiva, ed è per questo che i contributi sono i benvenuti, ma si propone piuttosto come un modo per riordinare le idee in base ad elementi oggettivi, concreti che portano un valore informativo positivo sulla questione della donazione, della raccolta e della conservazione del sangue cordone ombelicale.

Al mondo migliaia di bambini cercano un donatore per poter intraprendere il difficile cammino del trapianto di midollo osseo ed avere una speranza di vita: non lasciamoli soli.

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